Skip links

Il Vino e le viti: una storia lunga 60.000.000 di anni.

E’ opportuno, prima di incorrere in spiacevoli equivoci, specificare che esistono diverse varietà di vite (famiglia delle Vitacee), la più importante e conosciuta delle quali è la Vitis Vinifera; in Italia (ed in tutta la Comunità europea), per motivi storici e di protezione di un prodotto di maggiore qualità, non si può commercialmente definire come “vino” il prodotto di fermentazione di uve diverse dallaVitis Vinifera.

Si stima che la vite abbia fatto la sua prima comparsa sulla terra circa 60.000.000 di anni fa, più precisamente nel continente asiatico, dal quale si sviluppò fino al bacino del Mediterraneo, ma fu soltanto dopo le glaciazioni del Pleistocene (circa 12.000 anni fa) che la Vitis Vinifera cominciò a svilupparsi in due sottospecie, definite Vitis Vinifera Silvestris (Vite Europea) e Vitis Vinifera Sativa (Vite Orientale), la quale fu effettivamente la prima ad essere utilizzata per la produzione di vino; malgrado fosse la prima specie utilizzata e, soprattutto, la prima specie coltivata, la storia della moderna tecnica di vinificazione è legata a doppio filo con la Vite Europea, specie più facilmente reperibile negli iconici territori di produzione di vino (Grecia e Egitto).

Nella seconda metà del XIX° secolo, la vite conobbe il suo periodo più buio, che la portò quasi all’estinzione: l’importazione di arbusti americani portò anche due grandi flagelli per la vite, Oidio (un parassita vegetale) e Fillossera (un parassita animale), i quali distrussero gran parte del panorama ampelografico europeo, ponendo l’intera produzione sull’orlo del collasso; fortunatamente, sempre dall’ America giunse anche un’efficace cura per questi parassiti: la radice della Vitis Rupestris (Vite Americana), la quale veniva innestata sul fusto della Vite Europea, rendendola immune alla Fillossera, mentre l’utilizzo di sostanze a base di rame protesse (e protegge tutt’ora) la vite dall’ Oidio. Sfortunatamente però, l’innesto del “piede” americano (così definite le radici della vite) portò anche ad un abbassamento qualitativo dell’ uva prodotta, decretando l’inizio di un’era che alcuni enologi definiscono “l’era delle ripercussioni”.

Alla prossima e…salute!!

Lo sapevate che i vitigni coltivati ad alta quota non hanno avuto necessità di innesto del piede americano (in quanto le stesse condizioni climatiche impediscono la vita di questi parassiti), rendendo questi vitigni gli ultimi eredi qualitativi di una stirpe millenaria?

Join the Discussion

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.