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Il vino, tra storia e leggenda: Greci e Romani

In Grecia l’arte della vinificazione ed il consumo stesso di pane e vino era considerato lo spartiacque tra popolazioni barbare e civili: bere il vino era sintomo di appartenenza, cementava il senso collettivo delle feste, e metteva in comunicazione con le divinità, se bevuto con moderazione. Spesso mescolato con acqua, per mitigare la forza alcolica, era uso comune non berne più di due tazze. “La prima tazza è per la salute, la seconda per l’amore, la terza per il sonno. I saggi vanno a casa. La quarta tazza non appartiene a noi, ma alla violenza, la quinta alla passione, la sesta all’intemperanza, la settima agli occhi neri, l’ottava al poliziotto, la nona alla bile, la decima alla pazzia…”, così scrive Eubulus, politico ateniese, spintosi oltre la terza tazza… L’arte della viticultura ebbe una rapida ascesa grazie ai greci, i quali divennero famosi in tutto il mondo allora conosciuto per la preparazione di vini dolci, ottenuti tramite l’appassimento delle uve nella prima fase di produzione, e ne furono i primi e più grandi esportatori, fino ad arrivare in Italia, più precisamente in Sicilia, a partire dal IV° secolo a.C.

Per quanto riguarda l’impero romano, il consumo del vino fu inizialmente molto difficoltoso, in quanto la stessa Repubblica era fondata sul concetto del “Latte della Lupa che ha nutrito Romolo e Remo”, creando un’inquadratura militare e salutista, in forte contrasto con le tipiche abitudini greche, delle quali ebbe da ridire anche Cicerone, sentenziando che le stesse “rammollissero” lo spirito guerriero romano. Anche quando il consumo del vino si diffuse, rimase comunque proibito alle donne, ed il marito aveva il diritto di uccidere la moglie ubriaca; alle stesse era concesso bere “dulcia”, una sorta di vino non alcolico, oppure la “murrina”, un fermentato leggero aromatizzato con mirra. La svolta sulla produzione del vino si ha durante la guerra ai Cartaginesi, i quali, sconfitti, decretarono la rapida e dilagante espansione dell’Impero Romano, che portò la tecnica della vinificazione fino ai confini del mondo conosciuto.

Alla prossima e…salute!!

Lo sapevate che la coltivazione della vite, difficile ma molto redditizia, dopo il disastro di Pompei, spinse molti contadini a convertire campi di grano in vigneti, abbassando la qualità del vino, ma soprattutto affamando le legioni romane, che non trovavano più le derrate necessarie alla loro sussistenza?

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